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TRAVERSATA
DELLA
CATENA DEL MONTE BALDO 19
ottobre 2003 Panoramica
escursione che percorre l'intero crinale baldense toccando o passando nei pressi
di tutte le principali cime. In alcuni passaggi è possibile vedere insieme da
una parte il lago di Garda e dall'altra
il corso del fiume Adige: un panorama unico e speciale. Il percorso principale
unisce Punta Spino (arrivo della funivia da Malcesine) alla Punta Telegrafo ed
e' indifferente il verso di marcia (il tempo di percorrenza cambia solo di 15
minuti). Un
po’ di …. curiosità: Il Monte Baldo è una sagoma amica visibile dappertutto: dal Lago di Garda se ne scorge il ruvido versante occidentale in splendido contrasto con la tranquillità che trasmettono le acque lacustri; da Verona si possono individuare i canaloni che, come bianche venature ne incidono il ripido versante orientale. Dalla pianura mantovana e parmense, invece, in giornate limpide, si riconosce nel Baldo il primo annuncio delle Alpi. Il
suo nome pare derivare dall'omonimo aggettivo celtico ancora oggi usato (seppur
raramente) nella lingua italiana e significante "ardito, slanciato,
fiero": aggettivi che calzano perfettamente con le sue caratteristiche
morfologiche. Un'altra versione vuole invece che il nome derivi dal tedesco
"Wald" bosco. A giustificarlo è la ricca fascia boschiva che si
incontra fino a circa 1000-1500 metri.
Il
mondo naturale del Baldo Rilievo
più occidentale delle Prealpi Venete, il Monte Baldo forma una catena lunga 37
chilometri e larga in media 11. Parallelo alla VaI Lagarina (o VaI d'Adige) e
alla fossa tettonica benacese (Lago di Garda), è orientato in direzione NNE-SSO.
Affrontiamo proprio la parte forse più suggestiva di questo massiccio, quella
che si erge come una muraglia imponente sulle rive del lago con un fianco alto
più di duemila metri: qui il Baldo ci offre il suo aspetto più aspro e
selvaggio, grazie anche al fatto che in questo versante l'antropizzazione è
scarsissima. Il paesaggio è caratterizzato da rocce aguzze e bianchissime. Le
attuali forme del Baldo sono il prodotto di un'attività erosiva molto intensa
che ha agito sulle strutture emerse dal mare. Una sorta di
"sbucciamento" iniziato nella parte sommitale ha fatto affiorare sulle
cime le rocce dolomitiche di base e ha poi creato la ripida scarpata orientale e
lo spettacolare motivo delle pale (o mitre o ferri da stiro), forme triangolari
di strati verticalizzati comprese tra i canaloni che scendono verso il lago. I
circhi glaciali, che si succedono sempre sulla parte sommitale, sono invece il
frutto di successive glaciazioni che hanno interessato la regione alpina. Queste
ampie cavità a "truogolo" o a scodella fungevano da bacini
alimentatori di piccoli ghiacciai pensili che scendevano dalla parte del lago,
riversandosi in basso attraverso piccole valli sospese. Le
vicissitudini glaciali del monte hanno fatto sì che anche dal punto di vista
floristico il Baldo presenti caratteristiche del tutto uniche e rare: non a caso
era chiamato "Hortus Italiae" (G.B. Olivi) o "lo archetipo dé
giardini" (E. Pona). Ancora oggi, del resto, è definito "giardino
d'Europa". Visto il considerevole sviluppo in altitudine del massiccio a
partire da una quota di pochi metri sul livello del mare, è infatti facile sul
Baldo identificare e conoscere le forme vegetazionali connesse alla quota e alle
variazioni climatiche ad essa legate. Così, dalla cintura sempre verde del lago
costituita dalla tipica vegetazione mediterranea (olivo, vite, leccio e alloro),
attraversiamo le fasce di castagno (600/1000 metri), le splendide faggete
(1000/1500 metri) e i boschi di abeti (1500/1800 metri) fino ad arrivare agli
orizzonti altitudinali della prateria alpina e delle rocce popolate dai mughi.
È bellissimo in una sola giornata poter incontrare tutti i tipi di flora, da
quella mediterranea a quella alpina, grazie ai micro/ambienti e agli angoli al
riparo dal freddo che si sono formati su queste pendici. Percorsi:
Orari
di ritrovo: -
ore 6.45
presso la sede Gebb a Carpenedolo oppure -
ore 7.00
presso il parcheggio Standa a Desenzano
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